Copertina – L’antico rissëu della Chiesa di Santa Maria degli Incrociati di Genova durante lo scavo archeologico eseguito in fase di demolizione dell’edificio (da FB_Album di Comune di Genova – Genoa Municipality. Il rissëu è stato asportato ed oggi è conservato nell’Anturium della Stazione Brignole di Genova
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Il ciottolo rosso (vinato) di diaspro o radiolarite
Il diaspro (Figura 34 e Figura 35) e la radiolarite sono rocce essenzialmente silicee, di origine chimica o organica. Si presentano sempre in soletti, molto sottili, che costituiscono sequenze continue di migliaia di straterelli, disposti in successioni che raggiungono diverse decine di metri.
La colorazione prevalente è rosso fegato o rosso venato. Solo alla base della formazione, in Val Graveglia, sono presenti rari diaspri verdi. Occasionalmente si trovano associazioni di diaspri rossi e verdi (i cosiddetti diaspri variegati; Figura 43) o rarissimi staterelli bianchi.
Secondo una credenza di miniera, un particolarissimo strato di diaspro bianco era il segnale precursore della presenza di mineralizzazioni di manganese. Solo occasionalmente ciò si è dimostrato realtà.
Le radiolariti sono rocce del tutto analoghe ai diaspri, ma di origine differente, organogena. Si sono formate dall’accumulo di milioni di resti silicei di radiolari (Figura 36, Figura 37 e Figura 38), raccoltisi nelle fosse oceaniche, al di sotto della profondità di compensazione dei carbonati (la CCD, acronimo di Carbonate Compensation Depth). Di conseguenza sono più silicee, caratteristica che si manifesta con la tipica frattura concoide (Figura 39) che le ha rese lavorabili secondo la tecnica antica della scheggiatura (Cava di Lagorara).
Una storia diversa rispetto ai rissëu, ma che esprime grande tradizione ed ispirazione, è quella degli acciottolati. Un esempio è quello che accede all’Abbazia di Borzone (Figura 60), dove il diaspro, non tipico della zona, è presente in grossi frammenti che dal punto di vista sedimentologico non possono definirsi ciottoli anche se sono lievemente arrotondati. Senza dubbio un richiamo alla cultura materiale dei rissëu.
Il ciottolo (bianco) di Calcare a Calpionelle
Le esposizioni migliori della Formazione dei Calcari a Calpionelle di età Berissiano(?)-Valanginiana, si osservano nella media Val Graveglia dove sono stati (Figura 40) e sono oggetto di intensa coltivazione. Poi ancora a M. Porcile, a M. Bianco ed ai Monti Chiappozzo e Coppello (Figura 41). Si tratta si sequenze di strati e banchi di calcari bianchissimi, lievemente silicei, duri e scheggiosi, tanto da simulare una frattura concoide alla percussione.
La presenza silicea si concentra talvolta in noduli o liste di selce, che l’erosione selettiva mette in evidenza dalle superfici di strato. I noduli di selce sono presenti, in generale, alla base della sequenza stratigrafica (che raggiunge lo spessore complessivo, calcolato, di 250 m) e cioè in corrispondenza del contatto stratigrafico alla sottostante Formazione dei Diaspri (Figura 42). In alternativa ai diaspri e radiolariti, gli antichi Liguri potevano approvvigionarsi di nuclei di selce da scheggiare in differenti località e situazioni giaciturali: sugli affioramenti, nei coni di deiezione e negli alvei torrentizi sottesi (Figura 42).
Contestualmente alla presenza dei noduli e delle liste di selce, i calcari assumono, talora, una colorazione con sfumature sul verde o rosata per inquinamento da Fe (ferroso o ferrico) dovuto all’interposizione degli strati di diaspro lungo la fascia di contatto fra le due formazioni.
Il ciottolo bianco di marmo
Oltre ai ciottoli bianchi di calcare, è fuori dubbio, che la maggior parte di ciottoli chiari presenti sul litorali della Liguria Orientale appartengono alla sequenza dei marmi apuani e, in parte, alll’antico marmo Lunense.
L’attuale chiesa seicentesca di Lavagna, dedicata a Santo Stefano e divenuta Basilica minore nel 1921 per intercessione di Papa Benedetto XV (Figura 55), si affaccia su un grande rissëu policromo (Figura 56) e sull’ampia scenografia della piazza aperta nel 1673 ed ampliata, demolendo una fila di edifici, nel 1749.
Il marmo Apuano è stato diffusamente impiegato in origine e negli interventi successivi: le scale della facciata, le balconate, la grande scalinata del 1870 (che ha sostituito quella originale in ardesia) ed il Porticato Brignardello del 1897 sono stati rivestiti o realizzati in marmo apuano. Anche nei bianchi del grande rissëu, il marmo prevale sui calcari (Figura 57). Tuttavia, sono presenti anche molti dei litotipi caratteristici e rappresentativi della serie ofiolitica ligure orientale: i diaspri e le lherzoliti sia nelle cornici (Figura 58) che nelle evocazioni marinare (Figura 59) .
Infine, non si può escludere, fra tutti i ciottoli marmorei, non vi siano anche presenze del marmo di Punta Bianca (Figura 44). Questo è un litotipo molto caratteristico e proveniente, come molte brecce, alcuni calcari e le rocce metamorfiche dal Promontorio Orientale della Spezia. Sono di materiali diffusi e già disponibili alla base delle falesie che caratterizzano l’estrema costa ligure. Questa loro disponibilità in frammenti di varia dimensione ne ha condizionato la raccolta e l’impiego a Luni prima del marmo Lunense.
Il ciottolo grigio di calcare marnoso (del Monte Antola)
Si è detto che la presenza e la disponibilità di differenti materiali lapidei fa specifico riferimento alle sequenze formazionali affioranti nei bacini idrologici dei corsi d’acqua. Questi materiali arrivano alle spiagge e vengono ridistribuiti dal mare lungo le coste.
Così, ad esempio, lungo il litorale compreso fra Chiavari e Genova-Nervi ci dobbiamo aspettare diffusissima presenza di Calcari Marnosi di Monte Antola. Ed infatti i litorali ciottolosi di questa zona sono fortemente condizionati da tonalità di grigi, più o meno scuri. E questi non vanno confusi con quei pochi ciottoli molto scuri ofiolitici, di serpentinite basilica, Lherzolite o basalto che, in qualche caso, sono presenti grazie all’opera del mare che li ha catturati, più ad oriente, e poi trasportati verso Ovest.
Qui è calzante l’esempio del rissëu prospiciente l’Oratorio dedicato a Sant’Erasmo, sullo scoglio di Sant’Elmo a Santa Margherita Ligure. Sul fondo grigio di calcari dell’Antola spiccano le rappresentazioni marinare. Le caravelle (Figura 53), un delfino, la stella marina e l’ancora (Figura 54). I soggetti realizzati a ciottoli bianchi risaltano su un fondo molto scuro, nero, ad elementi lherzolitici e non mancano i particolari realizzati con il diaspro, come gli alberi delle imbarcazioni (Figura 53). Gran parte dei ciottoli sono evidentemente locali (di calcari e di calcite) ma altri sono di provenienza esterna, portati dal mare o raccolti altrove dall’artista.
In tema di rissëu dicromi, bianchi e neri, ma di epoca molto recente, è da ricordare quello del sagrato della chiesa neromantica di San Francesco presso il complesso ospedaliero San Martino di Genova. A differenza dei rissëu storici presenta un’iconografia celebrativa. All’interno di una cornice sobria (Figura 49), si palesano le date di benedizione della chiesa (1931) e forse quella di realizzazione del rissëu (1951). Poi lo stemma di Genova e l’origine dell’attuale ospedale (novecentesco) da quello quattrocentesco Pammatone (Figura 50 e Figura 51). Ed anche il basamento in rissëu del pozzo presso l’adiacente ex convento francescano celebra la data di nascita del Santo (Figura 52).
La dicromia del sagrato riflette i colori delle litologie tipiche locali, dal punto di vista geologico. Tuttavia il grigio dei calcari dell’Antola pare troppo virato verso un bigio-nero delle lherzoliti e così i bianchi di quarzo, calcite (da venature) o di marmo (da reimpiego). Pertanto sembrano essere stati utilizzati anche ciottoli differenti visto, soprattutto, l’impiego di litologie non locali per i rivestimenti ed in alcuni accessori architettonici.

Figura 42 – Carta della suscettività alla presenza di selce in giacitura primaria.
Legenda: Alta Val Graveglia.
Rosso – diaspri
Quadrettato – Calcari a Calpionelle che evidenziano presenza di noduli di selce
Pallini neri – affioramenti di noduli di selce nei Calcari a Calpionelle
Giallo – Aree di possibile presenza di noduli di selce in giacitura secondaria (detriti e coni di deiezione)
Il rissëu è ciottolo
Sia il CASACCIA (1851) che il coevo OLIVIERI (1851), sotto la voce rissëu danno la medesima definizione.
RISSÈU (CASACCIA; Figura 45) o RISSEU (OLIVIERI; Figura 46) …Ciotto o ciottolo, piccolo sasso che è rotolato dalla corrente de’ fiumi e che serve a lastricare le strade…
Poi …Acciottolare, e Ciottolare vagliono lastricare una strada con ciottoli… (CASACCIA, 1851) e …Acciottolato, ciottolato, pavimento fatto con ciottoli… (OLIVIERI, 1851).
Si differenzia lievemente il PAGANINI (1857; Figura 47) secondo cui …RISSÊU, Ciòttolo, Piccolo sassorotolato dalle acque che lo rotolarono. ASTREGÀ DE RISSÊU, Acciottolare, Ciottolare, Selciare con ciottoli… ÀSTREGO DE RISSÊU, Acciottolato, Terreno accittolato o selciato con ciòttoli…
La sostanza comunque non cambia. Il rissëu è un mosaico pavimentale, illustrato ad arabeschi o temi sacri, o di marineria e variamente colorato, ma eseguito solo con la posa di piccoli ciottoli.
Il rissëu di Santa Maria degli Incrociati
Uno dei più antichi rissëu è emerso da recenti scavi (Copertina) eseguiti alle spalle della stazione ferroviaria di Genova Porta Brignole, in corrispondenza della Chiesa Di Santa Maria degli Incrociati (Figura 48). L’edificio si poneva su una importante via di penetrazione proveniente da levante e ricalcava il tracciato di epoca romana, poi ripreso dalla viabilità medievale (MELLI e STRANO, 2010-2011).
…La pavimentazione a mosaico (rissëu) in ciottoli fluviali o marini bianchi e neri messa in luce nello scavo presenta un motivo a settori con pesci disposti a spirale nella parte centrale e nelle parti laterali un motivo a lisca di pesce, esclusivamente in ciottoli verso monte e in ciottoli e mattoni centrali nella parte più a valle. Le analisi mensiocronologiche dei mattoni impiegati in quest’ultima decorazione indicano due date differenti: la prima, tra il 1580 e il 1630, pare attribuibile alla posa del mosaico, mentre la seconda (fine del XVIII secolo) può riferirsi ad un intervento di restauro… (MELLI e STRANO, 2010-2011).
È un semplice tappeto dicromo, ma a prevalenza di elementi chiari ed a struttura molto semplice. Spiccano soprattutto la dimensione dei ciottoli (un po’ più grandi del normale) e la loro posa poco serrata. Anzi, gran parte del disegno è dato dal differente orientamento dei ciottoli allungati. Sembra quasi un ricco termine di passaggio agli acciottolati delle creuse.
Il rissëu del loggiato interno di San Bartolomeo della Certosa (Rivarolo)
Un altro rieesëu molto antico, noto, quello del loggiato interno di San Bartolomeo della Certosa a Rivarolo (Genova).
…Un inquadramento cronologico nella metà del Cinquecento, compatibile con le notizie storiche dei restauri della chiesa, è confortato dal confronto con altri lacerti di mosaici in ciottoli, realizzati con la stessa tecnica, documentati in occasione di indagini archeologiche nel Palazzo Fieschi a Carignano, nel Palazzo del Principe Doria e nel Chiostro del monastero di San Silvestro…, primi esempi di una moda che ebbe grande diffusione nei secoli successivi… (MELLI e STRANO, 2010-2011).
Anche in questo caso siamo di fronte ad un semplice pavimento dicromo, giocato sui grigi dei Calcari di Monte Antola ed i bianchi delle probabili vene calcitiche (o di quarzo o, in parte, marmorei). Ma molto eclettico per quanto concerne gli ornati e le raffigurazioni (Figura 61, Figura 62, Figura 63, Figura 64 e Figura 65).
Liberamente tratto dall’intervento Le parole di un ciottolo
tenuto al talk Il viaggio del sasso dalla montagna al mare e ritorno: il rissëu,
nell’ambito del microfestival Riscopriamo le nostre terre perdute .
Riva Trigoso (Genova), 18 settembre 2022
Certosa, Genova, città metropolitana di Genova, Italia
Borzonasca, città metropolitana di Genova, Italia
Lavagna, città metropolitana di Genova, Italia
Genova, città metropolitana di Genova, Italia
Santa Margherita Ligure, città metropolitana di Genova, Italia
Arzeno, Ne, città metropolitana di Genova, Italia
Viareggio, provincia di Lucca, Italia
Carrara, provincia di Massa-Carrara, Italia
Lavagna, città metropolitana di Genova, Italia
Deiva Marina, provincia della Spezia, Italia
Carasco, città metropolitana di Genova, Italia
Marino, città metropolitana di Roma Capitale, Italia
Chiavari, città metropolitana di Genova, Italia
Bibliografia
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