Macugnaga, l’alluvione e le alluvioni storiche

Copertina

Copertina – Quadro ex voto dell’alluvione (Brusa) che ha colpito Ornavasso del 1839, Santuario della Madonna del Boden (pianoro in dialetto Walser).

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Proemio

Danni e vittime delle alluvioni.
Un fenomeno diffuso e ricorrente, non solo in Italia.
Un fenomeno che è andato e va estremizzandosi nel tempo e non solo per l’attuale, naturale, periodo di clima interglaciale.
La causa principale è l’aggressione agli alvei montani e padani. Fenomeno, questo, che si è manifestato nel tempo, anche se si è andato estremizzando negli ultimi due secoli.
L’evoluzione degli insediamenti umani è passata dalla prevalente attenzione verso la fragilità ambientale, a quella verso l’aspetto logistico ed economico, con la conseguente diminuzione della sicurezza.
In montagna era regola evitare gli insediamenti, almeno quelli stabili, nelle aree soggette a valanghe, slavine e frane, mentre in pianura era osservata particolare attenzione alle aree ricorrentemente inondabili o soggette all’azione marina.
Naturalmente con le dovute eccezioni, seppure rare. Ma per derogare dovevano esserci, a monte, ragioni e spinte molto forti per insediarsi al limite della sicurezza.
Poi la memoria storica è andata affievolendosi. Hanno preso il sopravvento le risorse economiche (miniere, cave di materiali pregiati, etc.), le vie di comunicazione e gli insediamenti connessi (strade, porti, etc.), la difesa (e l’offesa militari), etc.. Ruolo fondamentale, e conseguenza, l’arroganza di sottomettere l’ambiente, del si può costruire ovunque, le tecniche ci sono, è solo una questione di costi. Va bene le tecniche, ma spesso non erano sufficienti o erano sottovalutati i costi. E in questo caso gli interventi diventavano monchi e proprio della parte relativa alla sicurezza.
Questa storia che viene da lontano prende spunto dagli ultimissimi eventi catastrofici che hanno colpito il PiemonteValle d’Aosta e, attraverso il Sempione, il Vallese (CH). Vogliamo ricordare soprattutto Macugnaga, una terra ed una regione della quale si è molto parlato da queste pagine e con la quale c’è un grande affettuoso legame.

All’origine della frequentazione della Valle Anzasca

Uno dei punti strategici per l’insediamento della Valle Anzasca è stato il Passo del Monte Moro (2868 m s.l.m.), fra la Valle Anzasca (Figura 1) e quella di Saas (Figura 2).
Non ci sono prove archeologiche sulla sua prima frequentazione. Le supposizioni l’attribuiscono ai Celti, ai Romani (che ne avrebbero lavorato alcuni grossi massi e persino ai Saraceni (da cui il toponimo Moro). Certo è che l’estrema Valle Anzasca fu per lungo tempo solo destinata a pascolo.
A prescindere dalla sua origine ed antichità, nel XIII secolo la strada del Passo del Moro era dissestata. Fu Gotofredo di Biandrate ad avere l’onere e l’onore di sistemarla (REDAZIONALE, s.d.). Gotofredo aveva sposato una ricca valligiana, Aldisia, che gli portò in dote la Valle Anzsca (Figura 1) e quella di Viège (Figura 2). Si coronava così anche il sogno nel cassetto di Gotofredo di creare un piccolo stato alpino sulle falde del Monte Rosa.
Iniziò cosi l’immigrazione dei Walser di Saas, attratti dalla nuova disponibilità di terre e dalle migliori condizioni climatiche. La permanenza, dapprima stagionale, divenne stabile e nella seconda metà del XIII secolo nacque il Dorf (Figura 3) con la sua Chiesa Vecchia (Figura 4).

Rischi e fragilità della Valle Anzasca

La Valle Anzasca è una valle alpina.
Come tutte le valli alpine è un territorio fragile. Un territorio forgiato dalla tettonica, lisciato dai ghiacciai, eroso dalle acque.
Versanti ripidi e spazi angusti. Come ricorda il DE SAUSSURE (1794) …già l’accesso in Valle Anzasca era sconfortante. Avveniva attraverso una stretta e ripidissima mulattiera, lungo la quale sarebbero transitati difficilmente pure gli eserciti. La scena era dominata da fianchi vallivi nudi e versanti scosces, da rari alberi infruttiferi punteggiati da qualche castagno. Questi ultimi erano diffusi solo alla fine del Settecento. Solo lungo i versanti meglio esposti esistevano pochi terrazzi a fasce miseramente coltivati… (DEL SOLDATO, 2021, intra).
Solo l’alta valle si apre a maggior respiro, ma anch’essa è circondata da alti e ripidi versanti, dai quali discendono almeno sette ghiacciai che si riuniscono (Figura 5 e Figura 6), oltre che dalla vasta morena che un ostacolo la divide in due corpi, sempre attivi (OMBONI, 1860), in movimento, incipienti.
Chi non ricorda l’improvvisa creazione del lago effimero a riprova della vivacità della morena del Belvedere.
Piu o meno a metà della valle sorge il Morghen. Toponimo famoso e ricorrente nella secolare storia mineraria della Valle, ma anche punto di demarcazione fra l’Alta e la Media-Bassa Valle.
Il Morghen è una strettoia, una naturale ostruzione della valle.
Qui le acque nel torrente Anza sono abbondanti ed impetuose durante tutto l’arco dell’anno. Il restringimento repentino della valle e la pendenza dell’alveo costringono le acque che aumentano velocità, impeto e potere erosivo.
Oggi il Morghen si bypassa mediante una galleria, ma prima della strada rotabile c’era il sentiero che attraversava l’omonimo abitato. L’alternativa era un passaggio artificiale. Veniva realizzato sulle pareti scoscese, verticali, della valle con fioretti inseriti nella roccia e tavole di legno che creavano un angusto e precario passaggio. Un po’ come le bisse del vicino Vallese (Figura 10).
Era utilizzato durante la bella stagione poiché le prime piene dell’Anza lo demolivano ogni anno. Non è una leggenda, ma il ricordo narrato da un caro amico della Valle, Alessandro ZANNI.

Il lago effimero del Belvedere

Il ghiacciaio del Belvedere si estende dai piedi dell’imponente parete orientale del Monte Rosa fino alle porte di Macugnaga (Figura 5, Figura 6 e Figura 7).
Per un certo periodo si è manifestato un incremento dell’attività morfologica esplicatasi con crolli in roccia e ghiaccio dalla parete incipiente, cui è conseguito un incremento volumetrico del sistema morena e del flusso idrico al suo interno.
Conseguenza di questa attività è stata anche la formazione di un avvallamento, sulla superficie del ghiacciaio-morena, che ha originato un bacino lacustre (Figura 8).
L’estensione della depressione, e quindi del bacino lacustre, è andata gradualmente aumentando sino a raggiungere il massimo valore in coincidenza all’anomala ondata di calore occorsa nella seconda metà di giugno 2002, periodo in cui, per il consistente apporto di acqua di fusione di ghiaccio e neve, li lago ha raggiunto un’estensione di più di 15 ettari, con un volume di circa 3 milioni di mc… (TAMBURiNI, MORTARA, BELOTTI, & FEDERICI, 2003).
Una situazione di potenziale pericolo per la possibilità di un improvviso svuotamento, parziale o totale, dell’invaso. Fenomeno analogo, per altro, era già accaduto nel 1970, nel 1978 e nel 1979 al Lago delle Locce (Figura 9), anch’esso incipiente sull’abitato di Macugnaga.
Nel caso specifico del soprannominato Lago effimero, furono messe prontamente in atto tecniche di studio dei principali parametri morfologici del bacino prima di procedere allo svuotamento controllato dell’invaso ed al controllo dell’afflusso idrico. Ciò avvenne, fortunatamente, in concomitanza di una diminuzione delle temperature in quota. Il volume dell’invaso, …alla fine del mese di Ottobre, si era ridotto a non più di 150.000 mc… (TAMBURiNI, MORTARA, BELOTTI, & FEDERICI, 2003).
Uno studio di avanguardia ed un intervento controllato furono alla base delle operazioni e dello scampato pericolo.

Immagine citata nel testo

Figura 35 – Gli eventi alluvionali, frane e allagamenti, 1978 (da TROPEANO, 1999).

L’alluvione del 16 maggio 1755

Dell’evento estremo di metà Settecento si trova riscontro storico all’intendo di un contenzioso sulla proprietà/disponibilità delle miniere d’oro allora coltivate (DEL SOLDATO; 2021, infra).
Secondo il BIANCHETTI (1878), a seguito dei danni prodotti dall’alluvione del 16 maggio 1755, fu necessario ricostruire tre edifici. Questa alluvione colpì, probabilmente, Stabioli e/o Pestarena.
In effetti questa fu la soluzione conclusiva. Ma in realtà fu innescato un lungo contenzioso cercando di addebitare ad alcuni lavori di ricerca mineraria (scavi, taglio di piante, etc.) ed all’edificazione di un mulino pertinenziale a quell’impresa, la responsabilità del dissesto e dei conseguenti danni (DEL SOLDATO & ZANNI, 1991); DEL SOLDATO; 2021, infra).
Dell’evento alluvionale, quindi, si ha solo un ricordo, senza ulteriori informazioni.
Del resto non è l’unico caso, come attesta il quadro-ex voto, conservato nel Santuario del Boden) relativo alla brusa (l’alluvione in dialetto Walser) che ha colpito Ornavasso del 1839, Così come il ricordo delle improvvise e intense precipitazioni che hanno prodotto piene improvvise, come quella che ha riempito l’alveo del Toce, immediatamente a valle della superstrada per il Sempione, nel novembre 2008 (Figura 11 e Figura 12).

L’alluvione del 25 e 26 febbraio 1888

Il 1888 è ricordato come un anno caratterizzato da condizioni meteorologiche particolarmente avverse, con inverni estremamente rigidi e nevosi. Nonostante questo, la maggior parte dei permessi di ricerca richiesti per l’oro riguardarono aree dislocate nel circondario di Domodossola. E questo fatto conferma l’aleatorietà delle imprese che dopo aver ammortizzato i capitali con il recupero del minerale in vista, in breve tempo abbandonavano l’attività.
Nelle cronache minerarie, è ricordato che fra il 25 e il 26 febbraio del 1888, la Val Moriana e la Val Rossa furono colpite da abbondanti nevicate. Le due valli tributarie della principale Anzasca si trovano, rispettivamente, di fronte ed a monte di Pestarena.

Alle nevicate conseguirono enormi valanghe la cui altezza, in alcuni punti, superava quella dei tetti dello stabilimento di amalgamazione di Pestarena (Figura 13 e Figura 14), che ne rimase fortemente danneggiato.
All’epoca, la concessione Pestarena, raggruppava quasi tutte le miniere della Valle Anzasca.
Ma ben maggiore fu il danno che le valanghe arrecarono ai lavori minerari sotterranei prossimi al corso del torrente Anza . Questi erano organizzati su diversi livelli distribuiti fino a circa 350 m. al di sotto del piano di campagna.
Un enorme accumulo di neve invase e permase sul letto del torrente Anza, producendo un ristagno che originò addirittura un piccolo lago.
Le acque cominciarono a percolare in un pozzo riempito di detriti, situato nella segheria meccanica e del quale nessuno conosceva l’esistenza.
Attraverso questo pozzo furono inondarti i lavori interni per una profondità di circa 140 metri.
Al sistema di pompaggio di servizio agli impianti ne fu addizionato un secondo, ma solo ai primi di luglio di quel 1888 le acque poterono essere abbassate di circa 75 metri (AA.VV., 1890).
In conseguenza dell’inondazione i lavori dovettero essere sospesi per circa 20 giorni e le maestranze ridotte a poco più della metà, da 240 a 108. Fortunatamente, non furono registrate vittime (AA.VV., 1890).
Solo verso la fine dell’anno successivo i cantieri (miniere) dell’Acquavite, di Peschiera, del Pozzone e della Speranza, inondate dall’alluvione, poterono essere prosciugate ed i lavori ripresi.
La nota positiva è che fu avviata la coltivazione di un nuovo filone di potenza oscillante fra i 30 ed i 150 cm, con minerale molto ricco. Contestualmente fu ripreso anche lo scavo del Ribasso Morghen, un’opera fondamentale per  lo sviluppo dell’impresa mineraria, che si era attestato sui 290 m di lunghezza.

L’alluvione del 7-8 agosto 1978

Fra il 7 e l’8 agosto 1978, la Valle Anzasca e la val Vigezzo furono sconvolte da un evento meteorologico violento, caratterizzato da precipitazioni intense e concentrate.
La causa fu il consueto scontro, prodottosi a sud delle Alpi, fra l’aria fresca atlantica e quella calda e umida mediterranea.
Le piogge caddero prevalentemente nel pomeriggio del 7 agosto. Furono di breve durata, ma di forte intensità, come attesta una cumulata di 230 mm nelle 24 ore (LUINO, 2018; REDAZIONALE, 1978).

La conseguenze furono locali piene torrentizie e, soprattutto, l’innesco di numerose e diffuse colate di detrito (debris flow e frane in roccia; Figura 15, Figura 16, Figura 17, Figura 18 e Figura 19, Figura 20, Figura 21 e Figura 22). Tutti fenomeni caratterizzati da eccezionale trasporto solido (Figura 23, Figura 24, Figura 25, Figura 26, Figura 27 e Figura 28).
Complessivamente persero la vita o risultarono disperse 19 persone, sette delle quali nei pressi di Masera, dove fango e detriti invasero una galleria della SS 337, trascinando alcune auto nell’alveo del Torrente Melezzo. Delle altre vittime quattro si registrarono nel territorio di Toceno, tre in quello di Trontano, due in quello di Druogno, e uno ciascuno nei territori di Bannio Anzino (dove rimase vittima una bimba di Pontegrande), Calsca-Castiglione (TROPEANO & alii, 1999) e Craveggia… (LUINO, 2018; REDAZIONALE, 1978). Dovettero anche essere evacuate alcune decine di persone ed alcune di queste persero addirittura la casa.
Rimasero distrutte o gravemente danneggiate e lesionate, una settantina di abitazioni.
La viabilità fu interrotta in più punti soprattutto per la caduta dei ponti, situazione che aggravò non poco i soccorsi (Figura 29, Figura 30, Figura 31, Figura 32, Figura 33 e Figura 34).
I danni vennero stimati in 92 miliardi di lire (equivalenti a circa 313 milioni di Euro), di cui 59 (oltre 200 milioni di Euro) a opere pubbliche, in maggioranza viarie, e 33 (oltre 112 milioni di Euro) a privati… (LUINO, 2018), (REDAZIONALE, 1978).
Ne conservo un ricordo diretto poiché in quel periodo lavoravo alla sottomessi sulle miniere d’oro.

L’alluvione del 29-30 giugno 2024

Nella notte fra il 29 ed il 30 giugno di quest’anno, il Verbano-Cusio-Ossola ed in particolare Macugnaga, sono stati nuovamente colpiti da un violento nubifragio. Secondo le testimonianze la pioggia è cominciata a cadere, in maniera modesta, dalla mattina del 29, aumentando di intensità nel pomeriggio per divenire critica fra la mezzanotte e le cinque del mattino. In seguito è esondato il rio Tambach, tributario di sinistra dell’Anza, a sua volta uscito dagli argini (PASTORE & VARANO, 2024).
Le acque hanno invaso parzialmente la frazione di Pecetto, ma sostanzialmente quella di Staffa, a valle del Dorf.
Le immagini diffuse dai vari network mostrano quantità enormi di detriti con fango, ma soprattutto blocchi, che hanno invaso le frazioni e le fasce laterali al torrente. Dopo la fase principale e violenta con massimo improvviso di trasporto solido, la piena è continuata con lo smaltimento di acqua e granulometria fine in sospensione (argilla, limo, sabbia).
Probabilmente il dissesto si è consumato in due fasi principali: il rilascio improvviso di grande quantità di materiale solido molto grossolano mobilitato dall’impennata di portata (debris flow) ed il successivo smaltimento della piena costituita da acqua e trasporto solido in sospensione (mud flow). Il fatto che le cronache non riportino danneggiamenti all’insediamento più antico, il Dorf, suggerisce il sospetto che  in corrispondenza del centro principale di Staffa possano avere avuto un ruolo le regimazioni e sistemazioni idrauliche artificiali succedutesi nel tempo (ricordate in alcune interviste) ed alcune tipologie edilizie più recenti, calate in un sistema geologico-geomorfologico-idraulico molto attivo quale quello della porzione terminale di  una valle alpina con incipiente sistema glaciale.

Pontegrande, Bannio Anzino, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia Calasca-Castiglione, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia Bannio Anzino, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Pestarena, Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Vanzone con San Carlo, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Vanzone con San Carlo, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Saas-Fee, Vallese, Svizzera Zermatt, Vallese, Svizzera

Confine Iselle [IT] / Gondo [CH], Kantonstraße 9, Gondo, Vallese 3907, Svizzera

Stabioli, Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia Morghen, Ceppo Morelli, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia Pestarena, Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Macugnaga, provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Italia

Ornavasso Antica Cava, Via al Boden, Ornavasso, provincia del Verbano-Cusio-Ossola 28877, Italia

Bibliografia

AA.VV. (1890). Relazione del Servizio Minerario nel 1888. Annali di Agricoltura.
BIANCHETTI, E. (1878). L’Ossola Inferiore. In E. RIZZI, Notizie su Macugnaga (anastatica, 1987 ed.). Domodossola: Fondazione Enrico Monti.
DEL SOLDATO, M., e ZANNI, A. (1991). Oro, boschi, pascoli in Valle Anzasca. L’eco di un dissesto ecologico nel Settecento. Bollettino Storico per la Provincia di Novara, LXXXII( 41).
HAEBERLI, W., KAAB, A., PAUL, F., CHIARLE, M., MORTARA, G., MAZZA, A., e RICHARDSON, S. (2002). A surge-type movement at Ghiacciaio del Belvedere and a developing slope instability in the east face of Monte Rosa, Macugnaga, Italian Alps. Norsk Geografisk Tidsskrift – Norwegian Journal of Geography, 56, 104-111.
LUINO, F. (2018, 08 07). www.geologi.it – 7 agosto 2018. Tratto il giorno luglio 03, 2024 da www.geologi.it: https://www.facebook.com/groups/geologi.it/posts/10156645450619083/
OMBONI, G. (1860). I ghiacciai antichi, e il terreno erratico di Lombardia. Atti della Soc. It. di Sc. Nat., II. (anno 1859-60), 232-299.
PASTORE, C., & VARANO, M. G. (2024, giugno 30). Alluvione a Macugnaga, Staffa e Pecetto senza luce, acqua e gas. Il sindaco ai non residenti: “andate via il prima possibile”. Tratto il giorno LUGLIO 04, 2024 da La Stampa.it: https://www.lastampa.it/verbano-cusio-ossola/2024/06/30/news/macugnaga_alluvione_notte-14435176/
REDAZIONALE. (1978). Evento alluvionale in provincia Verbano-Cusio-Ossola. 07-08 agosto 1978. Tratto il giorno luglio 03, 2024 da www.polaris.irpi.cnr.it: https://polaris.irpi.cnr.it/event/levento-alluvionale-dellagosto-1978-provincia-di-verbano-cusio-ossola/
REDAZIONALE. (2024, giugno 30). Alluvione a Macugnaga. Tratto il giorno luglio 04, 2024 da Il Rosa: https://www.ilrosa.info/cronaca/alluvione-a-macugnaga
REDAZIONALE. (s.d.). Chiesa di Borca (m. 1202). Tratto il giorno luglio 04, 2024 da Storia di Macugnaga: https://macugnaga-monterosa.com/contenuti/348111/storia-macugnaga
TAMBURiNI, A., MORTARA, G., BELOTTI, M., & FEDERICI, P. (2003). L’emergenza del lago “effimero” sul ghiacciaio del Belvedere nell’estate 2002 (Macugnaga, Monte Rosa, Italia). Studi eseguiti, tecniche di indagine utilizzate e principali risultati ottenuti. Terra Glacialis – annali di cultura glaciologica, VI, 37-54.
TAMBURINI, A., VILLA, A., VILLA, F., BRUNO, V., & FRATTINI, P. (2007). Indagini ground penetrating radar sul ghiacciaio settentrionale delle Locce (Monte Rosa), Macugnaga, VB). Approccio metodologico e risultati. GNGTS, sessione 3.1, 393-395.
TROPEANO, D., & alii, e. (1999). Eventi alluvionali e frane nell’Italia Settentrionale. Periodo 1975-1981. Pubblicazione GNDCI(1927).

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